La mostra del mese

SCAPIGLIATURA …..A LECCO “DA PAURA”

Fino al 10 gennaio LA SCAPIGLIATURA – Una generazione contro” si fara’ ammirare in virtù di una scelta perfetta delle opere voluta dai curatori.

Al Palazzo delle Paure : Cremona, Grandi, Ranzoni ...ma anche Piccio e Pelizza. Un’onda straordinaria di arte pittorica che si generò tra Lombardia e Piemonte in parallelo alla stupenda epopea letteraria.

Si rimarca la volontà degli Scapigliati di contestare molti aspetti istituzionali e conformistici che caratterizzavano arti e statualita italiana della seconda metà dell’ Ottocento.

Dal punto di vista storicocritico ecco a Lecco la sottolineatura della contaminatio tra tardo realismo lombardo e versione padana delle prime grande avanguardie europee dallo stile impressionista.

Fiume 1850 - 2018

la filatelia fiumana

tra mito storia ed economia

ANDREA MANTEGNA NEL CAPOLUOGO SUBALPINO

di F. Ferraris

Dopo la chiusura a causa del contagio covidiano, riapre dal 29 maggio 2020 nel torinese Palazzo Madama la mostra dedicata al MANTEGNA: “Rivivere L’ ANTICO, costruire IL MODERNO “.

Fino al 20 luglio opportunità IRRIPETIBILE di ammirare il meglio del quattrocentesco protagonista padano assieme ad alcune opere di altri suoi contemporanei.

La lezione principale di Andrea rimane quella della “prima” assoluta della tecnica prospettiva, in grado di regalarci un tipo di raffigurazione nitida e al tempo stesso trasfigurata. Il Quattrocento padano, inteso come prerinascimento, va assolutamente rivalutato e rilanciato, anche in funzione di una scommessa rispetto al reale, sia esso spirituale o realistico, in grado poi di sposarsi, attraverso i veneti postrinascimentali, con la costruzione di una visione del mondo che racconta una cifra identitaria niente affatto assimilabile alla italianita’ tout court.

Tra Mantova, Ferrara e Venezia, nasceva seicento anni fa un universo perfetto nella sua inimitabilità!

DIVISIONISMO E BELLOTTO TOSCANO DUE MOSTRE EPOCALI


A Novara finalmente , a partire dal 23 novembre 2019 e fino ad aprile 2020, trovate la mostra giusta per capire il DIVISIONISMO

( “Rivoluzione della Luce”), vera chiave di ingresso nella modernità estetica.
Il taglio della presentazione e la selezione fatta delle opere dei maggiori divisionisti italiani ed europei vi permette di comprendere l’intima magia di una tecnica che e’ riuscita ad affossar la classicita'.
La location stavolta risulta azzeccatissima, il Castello Visconteo Sforzesco, da poco ben ristrutturato, della cara cittadina piemontese.
A Lucca la farà da padrone un autore vedutista veneziano, il Bellotto,  che non disdegno’ affatto la calata settecentesca  in terra di Arno  e Serchio per mostrare il miracolo ottico della sua arte 
(ne parlammo ampiamente in una mostra da noi organizzata a Lissone nel 2003 sul paesaggio toscopadano): al complesso monumentale di San Micheletto fino al 6 gennaio 2020.

OMBRE SUL LEMANO, TESORI IN FRIULI

di Andrea Rognoni

 

Fino all’ ultima decade di ottobre due belle mostre vicino ad acque alpine e acque adriatiche.

Alla Fondazione dell ‘Hermitage nella incantevole elvetica Losanna la mostra OMBRES racconta mezzo millennio di pittura scultura e fotografia attraverso tantissime opere ispirate al gioco tra OMBRA e luce.

Un taglio quasi psicoanalitico che occhieggia alla formazione precoce del tunnel faustiano della modernità, con un vertice traumatico nella tecnica dell impressionismo.

Ad Aquileia, nella bassa friulana, ecco MAGNIFICI RITORNI, TESORI AQUILEIESI DAL KUNSTHISTORICHES MUSEUM DI VIENNA , presso il Museo Archeologico.

I capolavori dell artigianato artistico dell antica regina che incubo’ il futuro Patriarcato ci raccontano la storia di una civiltà unica ed inimitabile, di matrice romana ma di esito tipicamente padano.

Spiccano il rilievo marmoreo di Mitra e quello che rappresenta un sacrificio rituale di un toro su un altare.

Che dire infine del monogramma di Cristo tradotto in una stupenda croce in bronzo del quarto secolo?

I COLORI DELLA PARMA CLASSICA e CINQUECENTESCA IN MOSTRA AL LABIRINTO DELLA MASONE DI FONTANELLATO

di Andrea Rognoni

Fino a tutto luglio compreso, questo 2019 vede il trionfo della emilianità artistica di piu gloriosa memoria presso la reggia piu leggiadra dell'area parmense.

Si intitola esplicitamente LA MANIERA EMILIANA, vede presenti le opere, specie disegni e tele, nonché studi per affreschi, di due personaggi non famosissimi, in realtà colonne autentiche del manierismo padano: il Bertoja e il Mirola, i quali partirono da Parma per affermare il loro valore nelle migliori corti di Europa, regalando ad esse il meglio di quello straordinario eclettismo creativo, oscillante tra sacro e padano,  che caratterizza da sempre questa area centrale della Padania.

Masone di Fontanellato si dimostra ancora una volta leadership della riscoperta di prestigio dei nostri miti classici con quell’ orgoglio che dovrebbe unire di piu piemontesi lombardi e figli dei Ducati. Curatela di Maria Cristina Chiusa e catalogo inimitabile di Franco Maria Ricci.

MORBELLI E BICCHIERI, DUE PIEMONTESI ALLA RIBALTA IN NOME DEI VALORI E DEI COLORI PADANI

di Andrea Rognoni

 

Due piemontesi sotto i riflettori in questa piovosa primavera del Diciannove.

Son vissuti a distanza di quasi settecento anni l ‘uno dall' altro. C’è qualcosa di più squisitamente padano dell’opera divisionista del piemontese Angelo Morbelli (morto cento anni fa)? Fino al 16 giugno 2019 sarà possibile ammirarla alla GAM di Milano. La sua cattura della luce, specie nei paesaggi monferrini o ambrosiani, presenta un nitido fulgore, davvero straordinario.

A Vercelli, all’ Arca della ex Chiesa di San Marco, il primattore risulta invece un vescovo del Duecento, Guala Bicchieri, coautore della mitica Magna Charta inglese, di cui viene esposto, assieme ad altra oggettistica e opere preziose, il manoscritto del 1217. Un’ occasione d'oro per comprendere finalmente quanta padanità di prestigio sia presente nei documenti che hanno forgiato la Civiltà Europea. Fino al 9 giugno 2019.

BOLSHOI IN VILLA REALE E FIUME AL VITTORIALE

Due mostre che guardano verso l'Oriente slavo, ma con un tocco di orgoglio padano e italiano. Si intitolano rispettivamente FANTASIE TEATRALI e FIUME 1850-2018.

A Monza, in una villa Reale un po' tesa per i suoi attuali problemi finanziari (l' incasso delle mostre non serve a coprire i notevoli costi) va “in scena” fino al 24 febbraio il mondo incantato del mitico teatro Bolshoi di Mosca; a Gardone, a casa del VATE, una interessante rassegna filatelica sulla Città di Fiume da metà Ottocento a oggi attraverso anche la scorribanda dannunziana di cento anni fa, offrira' il meglio dell'Adriatico croatoveneto fino al 30 aprile 2019.

52 opere tra dipinti, costumi, foto e bozzetti (non manca riferimento anche a figure musicali e attoriali di origine tricolore) testimoniano alla grande il quarto di millennio che ha caratterizzato il teatro russo, rendendo perfetta ragione del suo fasto e della sua poliedrica attività. Al Vittoriale si viene a conoscere meglio la storia di una affascinante città (vedi a tal proposito anche le idee e le storie di Zecchi) che ha fatto sempre da cerniera tra ovest ed est, armonizzato anima padana e anima illirica.

FONTANA E ALBISSOLA, MATRIMONIO PERFETTO

Fino al 2 dicembre 2018 ALBISOLA e Savona celebrano l' arte IMMORTALE del padano-argentino Lucio Fontana.

Al Muda albissoliano son esposte tante belle opere, pittoriche e scultoree, ma soprattutto ceramistiche di colui che ha rivoluzionato l ‘ arte contemporanea.

Il cerchio e’ la figura geometrica che fa da padrone, a conferma che il recupero della misura classica costituiva per lui un perfetto meccanismo di compensazione rispetto alle ricerche più ardite e funamboliche.

Il concettualismo spaziale del padargentino la fa da padrone nella straordinaria mostra che valorizza soprattutto, finalmente, le sfere create più di mezzo secolo fa.

NASCITA DELLA MATERIA contempla opere fontaniane anche su uno dei lungomari più belli di Europa.

E non mancano neppure decorazioni per un transatlantico, il celeberrimo Conte Grande.

FERRARI... SUPERTURBO

 

A Novara, Varallo e Vercelli è in corso la più bella mostra mai fatta su Gaudenzio Ferrari, vero astro del tardo Rinascimento padano (non si parla quasi più a tal proposito di un suo manierismo).

Fino a luglio 2018  (ma a Varallo fino a settembre) è possibile ammirare il meglio del grande Maestro, riuscendo a cogliere la genialità di chi già il grande Testori aveva giudicato come Sommo.

Che il Carosello spirituale dei Sacri monti lombardi e piemontesi rappresenti una vera e propria squisitezza (così occorre parlare in tempi di starchef) era cosa risaputa. Ma ora con questa manifestazione che riguarda il Piemonte orientale si riesce finalmente a cogliere il ruolo decisivo giocato dal Nostro nella costruzione dell’identità protomoderna dell’arte eridana ed alpina.

IL RINASCIMENTO DI GAUDENZIO FERRARI (info: www.gaudenzioferrari.it)  è promossa e sostenuta dall’assessorato alla Cultura e al Turismo della regione, con l’apporto della Compagnia di San Paolo e la partnership di Intesa San Paolo.

L  ‘ UNICA VERA RIVOLUZIONE? QUELLA DI GALILEO!         

 

Le RIVOLUZIONI? Fuochi di paglia, illusioni, bluff della Storia. Finalmente e' stato assodato.

Ma una vera rivoluzione vi e’ stata, e lo abbiamo capito a partire dal perdono chiesto da papa WOITILA.

L ‘unica autentica rivoluzione, nella società, nell’ arte, nella scienza porta la firma di Galileo Galilei. Ecco quanto dimostra la nuova affascinante mostra in corso a Padova dal 18 novembre al 18 marzo 2018, curata dal prof. Villa dell ‘università di Bergamo, presso  il Palazzo del Monte di Pietà.

Incisioni e disegni del PISANO, ma anche tante opere di qualità di grandi pittori degli ultimi 4 secoli. Non mancano stralci letterari e cinematografici, verrà eseguita opera teatrale firmata da Corrado Augias e si terranno diverse conferenze esplicative.

Proprio nel momento in cui Leonardo ritorna ad essere più artista che scienziato ( 380 milioni di euro la valutazione del suo Salvator Mundi ) la figura di Galileo sembra prevalergli come scopritore della verità, motore decisivo dell ‘ evoluzione umana.

MOSTRA SULLA COLLEZIONE SALCE A TREVISO

Venerdì 26 maggio 2017, alle ore 17.00 è stato inaugurato il Museo Nazionale Collezione Salce a Treviso; la mostra d’apertura “Illustri Persuasioni. Capolavori Pubblicitari” della Collezione Salce sarà aperta al pubblico da sabato 27 maggio a domenica 24 settembre 2017 presso l’ex Convento annesso alla Chiesa di San Gaetano che diventerà parte dei Musei di Treviso aggiungendosi al Museo di Santa Caterina sede museale nonché luogo dove si svolgono mostre di importanza nazionale, il Museo Bailo, inaugurato ad ottobre 2015 alla presenza del Ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini dopo alcuni anni di restauro e che per lungo tempo ospitò i manifesti di Nando Salce ed infine Cà da Noal - Casa Robegan, attualmente sede di esposizioni dedicate ad artisti trevigiani e non.                     

 

Già nel 1968 la Collezione Salce fu ospitata a Palazzo Scotti a Treviso. Ma la mostra, dedicata a La Belle Epoque, che attualmente riporterà al grande pubblico i calendari, gli affiches, le locandine, cartelloni di strada, manifesti pubblicitari e serigrafie della Collezione Salce non terminerà a settembre; ogni quattro mesi seguiranno altri eventi: sono già in programma altre due mostre:

- “Tra le due guerre”, aperta dal 14 luglio al 17 ottobre 2017;

- “Dal secondo dopoguerra al 1962”, aperta dal 27 ottobre al 21 gennaio 2018.

Altri due importanti eventi espositivi che permetteranno di ammirare questa collezione unica nel suo genere che vanta oltre 25.000 manifesti pubblicitari.

Sarà un modo di tuffarsi nel passato e conoscere i fatti, la storia politica, il modo di vita, l’economia ed i costumi che caratterizzarono la società italiana e quella europea per quasi un secolo tra eventi che segnarono profondamente la storia: la seconda Rivoluzione Industriale, le due Guerre Mondiali e le Esposizioni Universali.

MORANDI E MORANDIANI... IN REGALO A BOLOGNA

AL museo MORANDI della città felsinea fimo al 19 marzo tante opere REGALATE oltre ovviamente a quelle che il genio tutto padano dell ‘ artista hanno prodotto negli anni d ‘oro.

Ecco allora la possibilità in via Don Minzoni,  nel cuore della Torrita,  di ammirare un vero e proprio ben di Dio, occasione tra l'altro per rimettersi a studiare ….gli esiti di un certo impressionismo di qualità.

In pratica si tratta di opere donate al museo dal Novantanove ad oggi, opere di artisti che in ogni parte del mondo si sono ispirati nei loro sforzi proprio al VATE DELLE BOTTIGLIE.

Si, ciò che importa di più e proprio il fatto che MORANDI ABBIA FATTO SCUOLA, al contrario di tanti padani e italiani che son rimasti ISOLATI. Tra gli altri, presente in mostra il veneto Marco Maria Zanin.

LO TSUNAMI DI HOKUSAI         

di Ilaria Colombo

 

Una mostra fuori dall’ ordinario quella di Hokusai, Hiroshige, Utamaro a palazzo Reale di Milano fino al 22 gennaio 2017. Tre artisti giapponesi vissuti a cavallo tra sette e ottocento. Tutti e tre con caratteristiche diverse. Hokusai più statico, Hiroshige più colorato e dinamico, Utamaro espressivo con le figure di donne. Hokusai famoso per l‘opera, presente alla mostra, della famosa Onda. E forse pochi sanno che l‘interesse per l‘artista era quello di riprodurre, insieme ad altre opere, il monte Fuij. Altro aspetto che più riguarda da vicino noi europei è che questi piccoli capolavori trovarono larga accoglienza tra gli Impressionisti e Van Gogh. Provengono tutti dal museo di Honolulu. Sono stampe, biglietti da visita recanti anche poesie augurali, supporti per ventagli, rappresentazioni di paesaggi con personaggi popolari e altolocati della capitale Endo (l’odierna Tokio), figure di uccelli e fiori, spaccati di vita ordinaria. Potremmo pensare anche alle raffigurazioni del teatro No e Kabuki con le influenze buddiste e shintoiste. Ma a un moderno ragazzo italiano abituato a fumetti e cartoni animati non possono sfuggire che questi sono gli archetipi dei vari manga e anime come ad esempio Naruto. La resa di taluni personaggi con colori accentuati e le stesse ambientazioni con la presenza di alcuni particolari (come gli aquiloni) non può che ricordare Misazaki o anche i film di Kurosawa. Un Giappone idillico, anche se nell‘Onda è presente la drammaticità, comunque lontano dai fatti tragici della seconda guerra mondiale. Segnalo che in concomitanza a Monza in Galleria Civica c‘è la mostra Carte Fiorite dove per combinazione sono presenti xilografie a motivo floreale di Ogino Issui, artista dell‘ottocento.

ESCHER A MILANO

 

Arrivano i funambolismi geometrici dell’Olandese “Volante”. Si apre il 24 giugno a Milano una mostra decisiva per rivalutare anche in Padania ed Italia l’opera di questo gigante dell’arte contemporaneo, che morendo, negli anni settanta, ha lasciato un’eredità straordinaria, si potrebbe dire non ancora ben valutata e catalogata.

Maurits Cornelis Escher batte tutti in fatto di immaginazione e di calcolo colle sue litografie ed incisioni, gran parte delle quali potremo appunto ammirare a Palazzo Reale di Milano a cura di Marco Bussagli , fino al 22 gennaio del 2017

Scalinate ad incrocio, acqua che sale, prospettive rovesciate, visioni dilatate a specchio, ecco il carnet della sua “rivoluzione ottica”, capace finalmente di regalarci un tipo di figurativo iperreale che sfida apertamente l’intero universo dell’astratto .

Una carriera straordinaria che partendo dal futurismo arriva a subodorare la rivoluzione digitale…

Una mostra davvero da non perdere, portavoce comunque dell’inventività allucinata ma inimitabile e vincente che ha partorito nel Novecento il Nordeuropea.

IL RITORNO DI MOSE’ BIANCHI

 

Alla   Galleria d’Arte Moderna di Milano, per tutta la primavera ( 18 marzo – 26 giugno 2016) una bella mostra dei migliori quadri di Mosè Bianchi, il pittore monzese che meglio interpretò nel corso dell’ Ottocento il cosiddetto realismo lombardo.

Un gradito ritorno dopo la storica mostra alla Villa Reale monzese nei tardi anni Ottanta, a cura di Biscottini.

La capacità del Nostro, novello Mosè in tutti i sensi,  in virtù anche della bellissima e lunghissima barba che si può ammirare tuttora nel  monumento antistante il liceo a lui dedicato a Monza, consisteva soprattutto nel ricreare un ambiente estremamente vicino al reale del contado brianteo, sullo sfondo delle dolci colline e tra bimbe pronte alla cresima, dame ben foggiate e aria di quaresima.

Chi volle vederci anche un timido inizio di impressionismo, se non addirittura di puntinismo, dovette fare i conti con un certo spirito di conservazione artistica e culturale tipico della Padania di allora. Mosè non poteva appartenere ad un movimento concreto perché libero e geniale nelle sue movenze pittoriche, in grado perfino, in certi volti, di fornire supreme lezioni di psicologia

Maurits Cornelis Escher

UNA MOSTRA DEL MONDO A MILANO           

di Franco Stefani

 

Non perdetevi  “Creval Contemporary” alla Galleria del Credito Valtellinese di Corso Magenta 59.

Si tratta di una rassegna in grado di far apprezzare il meglio dell’arte contemporanea, lombarda e mondiale.

Nell’impresa è coinvolto pure il Museo Valtellinese di Storia ed Arte di Sondrio, a conferma del profondo legame culturale e d artistico tra megalopoli e valli alpine.

Fino al 27 febbraio (lune-sabato 13-19) , sarà possibile ammirare 150 pezzi (quadri, sculture e disegni)scelti nella collezione di arte di cui gode l’istituto di credito.

Si passa dai nostri Crippa e Bucci a Warhol e Beuys. E non mancano arredi, oggetti d’uso e design.

Il tutto all’insegna di quell’eclettismo padano-alpino che ha ancora il potere di far stupire il mondo...al punto che il mondo arriva da noi ( non solo con l’Expo). Insomma un’occasione da non perdere anche per quei lombardi che sono piuttostoi scettici verso la produzione “moderna”.

Un Giotto “inedito”                                                               

di  Ilaria Colombo

 

Sono quattordici le opere esposte a Palazzo Reale di Milano fino ai primi di gennaio 2016 , tutte da riscoprire. Da un Giotto poco più che ventenne, ma già affermato, a un Giotto, ormai vecchio, ma al servizio dei grandi (Papa in primis). Significativo il titolo della mostra “Giotto. L’Italia” perché Giotto si è affermato un po’ in tutta la penisola. Anche a Milano la sua presenza si fa risalire agli affreschi della chiesa di San Gottardo (ma anche in provincia – Viboldone, Trezzo – si risentì l’influenza). Prima di parlare direttamente della mostra, inviterei chi va a visitarla a soffermarsi alla fine a leggere i brevi commenti incisivi di alcuni artisti contemporanei sul grande Trecentesco (da Giacometti a Sironi per passare ad altri). All’inizio opere che, seppure legate alla tradizione tardo – bizantina, già denotavano aspetti tipici della grande “innovazione” (il passare dallo stile “greco” a quello “latino” come già dissero i primi critici). Così abbiamo Madonne espressive con la parvenza di madri dolci atte a curare il proprio Figlio, Annunciazioni con una forte dinamica della Vergine e di San Gabriele come nei resti degli affreschi della Badia Fiorentina. Ma Giotto sorprende anche per altre novità: la tavola che dominava la Cappella degli Scrovegni a Padova rappresenta un Padreterno sorprendentemente giovane vicino alla figura del Figlio. Altre peculiarità i polittici a due facce: quello di santa Reparata di Firenze e quello Stefaneschi che aveva trovato posto nell’antica San Pietro di Roma. Questo testimoniava il forte legame con il papato, specie con i santi Pietro e Paolo. Ma soprattutto, esposte al pubblico per la prima volta, le cosiddette “imagines collectae”: due teste di santi non ben identificati che facevano parte di un affresco staccato ricomposto su uno strato di gesso, sempre provenienti dal Vaticano. Si può dire “ricomposto” il polittico Baroncelli di Santa Croce. Insieme è stata recuperata la cimasa con la particolarità degli angeli che “proteggono lo sguardo” dalla visione dell’Onnipotente (questa parte arriva addirittura da San Diego in California). Per ultimo il polittico di Bologna commissionato per il ritorno del Papa da Avignone per l’eventuale permanenza a Bologna. Un ricordo anche in memoria del professor Miklos Boskovits, studioso di Giotto, docente della Cattolica.

 

                                                                                                                                                                               

 

LA MOSTRA DEL MESE: “Lo studiolo del duca”

QUELLO STUDIOLO DEI MIRACOLI

di Remo Quadrelli

 

Fino al 4 luglio, con promotori di pregio il Palazzo Ducale di Urbino (call center 0632810) vedrà allestito, con promotori di pregio e curatori di vera classe come Carlo Bertelli, l’insieme dei ritratti ad olio che Federico di Montefeltro volle già lì riuniti per onorare il suo stesso mandato dinastico, politico ed amministrativo . L’Atene d’Italia e Sudpadania, la magica cittadina che avvinse poeti e scrittori come Pascoli e Volponi, torna ancora una volta protagonista assoluta della cultura artistica. Il prestito più importante arriva dal Louvre ove son “ricoverati” diversi “uomini illustri”, sottratti allo Studiolo stesso dal papa Urbano ottavo durante il Seicento.

Un’occasione unica per ammirare l’idea che , attraverso la mano fatata di Giusto di Gand, il duca si era fatto di Mosè, Salomone , Omero, Virgilio, Duns Scoto, Tommaso, Dante….fino ad arrivare al grande umanista e pedagogista Vittorino da Feltre. E’ l’intera storia umana che , declinata soprattutto in guisa filosofica  e letteraria, ripassa davanti agli occhi dei visitatori, attraverso una colorazione tenue ma inconfondibile nei suoi precisi contorni. Assolutamente da non perdere! 

 

                                                                                                                                                                               

 

LA MOSTRA DEL MESE: LIGABUE, a mezzo secolo dalla morte, UNA MOSTRA A MANTOVA PER SALVAR…DALL’OBLIO   

di Remo Quadrelli

 

Ci sarebbe davvero da dire: per fortuna che Sgarbi esiste. Lui non si è dimenticato di un grande, che a mezzo secolo dalla morte   (27 maggio 1965) rischia di scivolar a poco a poco nell’oblio.

Dal 18 maggio al 22 novembre più di un centinaio di opere del “Matt” abiteranno nel Museo della Follia (info: 0376288208). E più o meno in contemporanea ecco la mostra ARTE E FOLLIA al Labirinto Ricci di Fontanellato, terra parmense più elettivamente legata al “Tudesch”. Parafrasando titoli e contesti, sarebbe una  vera follia mettere nel dimenticatoio gli oli prodigiosi del Nostro, già abbastanza dimenticato, dopo la sbornia pop degli anni settanta e ottanta (quella che in musica inneggiava al duo di Piadena e in letteratura riscopriva alla grande i dialetti di ogni parte d’Italia). In alcuni “manuali” di arte italiana contemporanea Ligabue (anche se sarebbe meglio chiamarlo Laccabue per non confonderlo col conterraneo cantautore) non è infatti affatto inserito e la sua verve naif è stata in tempi recenti presa purtroppo a picconate dal pensiero radicalchic. A Mantova allora occasione unica di ammirare “Cavalli all’aratro “ e “Ritratti di donna”. Un tuffo nella sua mirtica “giungla padana”, quella che viveva ogni giorno vagabondando da un nido all’altro lungo le sponde del PO.